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INVESTITORI DI BELLEZZA.

LA STORIA DI GIUSEPPE BARTOLOZZI E CLARA TESI














Questa non è la storia di due artisti ma di una dualità. La loro unicità ha inizio soltanto considerandoli insieme. Già. Perchè per rappresentare ognuno di loro occorre pensare ad un tutto. Giuseppe e Clara sono due anime simbiotiche che si rincorrono per ritrovarsi ogni volta senza errori e fuori dal tempo. Li abbiamo incontrati nella suggestiva Piazza della Repubblica a Firenze e tra un caffè e un pasticcino il tempo si è fermato ripercorrendo insieme la loro vita artistica e la loro straordinaria unione che sembra rompere i confini spazio temporali per fermarsi come per incanto in un mondo immaginario.

Giuseppe Bartolozzi artista sensibile, solare, acuto osservatore e dotato di una virtuosa umiltà si commuove ricordando la sua infanzia e la passione per l’arte trasmessagli dal nonno paterno, maestro fonditore. Parlare delle cose passate e dei ricordi fanciulli lo commuove in maniera imprevedibile. L’incontro con Clara risale a 50 anni fa condividendo insieme l’amore per l’arte fin da ragazzi girando per gallerie in Toscana. Il giovane Giuseppe lasciò la scuola e iniziò subito a lavorare come ragazzo di bottega fino ad arrivare in posizione dirigenziali nel settore tessile pratese al culmine della sua epopea. Grazie al disegno Bartolozzi aveva in mano una carta vincente ed ebbe la fortuna di lavorare ai vertici delle principali aziende pratesi a contatto con molti stilisti di fama internazionale.


La giovanissima Clara Tesi supportata dalla famiglia studiò la scuola d’arte a Porta Romana e successivamente intraprese la carriera di insegnate prima al liceo poi alle scuole medie. Nella pittura Clara Tesi ebbe la fortuna di avere grandi maestri dal Parronchi al Del Bravo. Entrambi fin da giovani hanno coltivato il disegno e l’arte esponendo le loro opere in alcune mostre. Dal 1971 sono insieme come una cosa sola, nell’arte e nella vita. Da 12 anni si sono dedicati anima e corpo a quella loro passione, innata per l’arte, la pittura e la scultura. Sono stati definiti da più parti gli artisti a quattro mani. Con una stessa anima interpretano le loro visioni artistiche realizzando criticamente e minuziosamente le loro creature.

Fra loro non si verifica mai nessuna componente di gelosia o dubbio su come affrontare una nuova sfida artistica. Le loro opere sono a giro per il mondo regalate negli anni ad amici e conoscenti. “Il vero sogno è l’arte” - confessa Giuseppe - grazie al sogno di una notte che rappresentava un angelo nel cielo mi recai l’indomani alla camera di commercio e detti avvio all’azienda Giobbe”. Iniziarono con l’artigianato artistico fino agli affreschi di Villa Morelli, trompe l’oeil e lavori su commissione per una nota azienda di Verona decorando per loro interi giardini. Si presero due anni per creare nuove opere fino a che arrivò l’opportunità del Pinocchio di Shangai riadattato in chiave fiorentina ispirato alla posa del David di Michelangelo.

Il passaggio dalla pittura alla scultura è avvenuto per loro in maniera naturale, iniziarono con del legno trovato in montagna. “Quando cominci la notte a pensare e vedi l’oggetto tutto intorno allora vuol dire che sei pronto a fare la scultura. La mente deve riuscire a girare intorno all’oggetto, allora significa che la scultura la puoi realizzare. Se continui a vedere solo due dimensioni, va bene, ma sei pittore. L’opera non si fa mentre si crea ma la si deve fare necessariamente prima, ogni colpo di scalpello è pensato e studiato. Niente è casuale, tutto è profondamente studiato e controllato in prove incredibili che lasciano poco spazio all’errore.


Diceva Michelangelo, l’opera è dentro è il blocco, basta levargli l’eccesso di materia compresa la polvere”. Interviene Clara e aggiunge orgogliosa: “Ogni opera che sia già stata fatta dall’arte o dalla natura più quelle che ancora dovranno essere create sono sempre blocco dimensionali della materia in qualunque scala di dimensione e allora ecco che nasce il concetto di trascendenza della materia, le possibilità diventano infinite. Ci vuole sempre un modello che conduca altrimenti ci si perde, vince la materia che non riesci a controllare”.

Alla domanda su come si definirebbero Giuseppe risponde: “Si parte da una sintesi poetica estrema. Un vasaio prende la creta e forma due vasi, li rompe riforma la creta e riforma altri due vasi in modo che in uno ci sia la parte dell’altro in maniera indissolubile. Noi siamo così.” Sono affezionati alle loro opere finchè non sono compiute, al momento in cui sono pronti le abbandonano al loro destino e al loro viaggio. La accarezzano con tutti i commiati possibili, irrompe qualcosa che pungola che spinge: la sua espressione artistica.


L’uovo, figura ricorrente delle loro opere, rappresenta la più grande cellula perchè parla da sempre alla scienza, alla religione, all’arte. Basti pensare a Piero della Francesca nella sua Madonna di Senigallia. L’uovo rappresenta la perfezione e dentro il guscio avviene la resurrezione. L’uovo si fa contenitore dal quale emergono i loro segni. In questo periodo di crisi l’arte per supportare il nostro paese potrebbe dedicarsi alla ricerca dell’eccellenza che sarà salvifica per l’Italia, perchè si sceglie di vincere con la qualità d’eccellenza, altrimenti sarebbe la fine di ogni valore. Occorre investire tutto nella bellezza.