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ELEONORA CAVALLINI



“Uno sguardo dal Forte” - Rubrica curata da Eleonora Cavallini

cavallini@forte100.com






Arnold Böcklin a Forte dei Marmi: le memorie di Angela Böcklin

di Eleonora Cavallini



Sapevo quanto profondamente il suo cuore fosse legato all'Italia, e pensavo che forse il mare blu del Tirreno e il sole italiano avrebbero potuto risanarlo. Per farla breve, caricai il mio malato e mi misi in viaggio con lui il 7 luglio alla volta di Viareggio. Mio figlio Felix ci accompagnò fino a Milano, poi proseguimmo lentamente, a tappe, raggiungemmo Viareggio e rimanemmo lì fino al 13 luglio, poi ci trasferimmo a Forte dei Marmi.


Queste parole, qui per la prima volta tradotte dal tedesco, sono di Angela Pascucci, moglie italiana del pittore elvetico Arnold Böcklin, illustre esponente del simbolismo internazionale e autore di capolavori come L'isola dei morti (1880-1886). I Böcklin Memoiren della Pascucci -contenenti anche scritti originali dell'artista- furono pubblicati a Berlino nel 1910, a cura dello storico Ferdinand Runkel. Le frasi citate, in particolare, si riferiscono all'anno 1892, durante il quale  Böcklin era stato colpito per la prima volta da ictus. Il soggiorno di quell'estate a Forte dei Marmi (cui rimanda anche la lapide posta sulla dimora dei coniugi Böcklin in viale Morin 121), è rievocato dalla Pascucci con trepidazione e tenerezza:


Ero completamente sola con il marito malato e mi sforzavo continuamente di togliergli dalla testa l'idea fissa che aveva, di poter ancora permettersi cose che faceva quando era in salute. Non voleva assolutamente dare a vedere di essere malato, rifiutava qualsiasi aiuto e protestava furibondo se qualcuno cercava di dargli una mano. Non lo si poteva neppure trattenere dal fare il bagno in mare. Le capanne per i bagnanti si reggevano su palafitte e c'era una scaletta che portava in acqua. Una volta che, con timore e tremore, l'avevo lasciato andare da solo, cadde dalla scala, perché non si reggeva bene in piedi, e finì nell'acqua profonda e gorgogliante. Se non fosse stato per un marinaio che si trovava per caso lì vicino, e che lo tirò fuori, sarebbe sicuramente annegato senza speranza di salvezza. Così non mi restò nient'altro da fare che correre ai ripari, escogitando uno stratagemma. In segreto scrissi a Viktor Zurhelle, che a mio marito era molto simpatico, se poteva venire da noi, fingendo che fosse un caso, e speravo così, quanto meno, che [Arnold] si sarebbe lasciato assistere in qualche modo dal suo vecchio amico.


Nato a Basilea il 16 ottobre 1827, nell'estate del 1892 Böcklin aveva sessantaquattro anni e un carattere indomito, ma era debole di salute. Probabilmente Viareggio, dove i due coniugi avevano soggiornato numerose volte a partire dal 1881 (come testimonia la stessa Pascucci), era divenuta troppo affollata e frastornante  per un uomo che necessitava di cure e riposo: meglio dunque, in un momento così delicato, una località incontaminata come Forte dei Marmi, dove proprio a fine Ottocento una élite di aristocratici e industriali tedeschi andava costruendo il proprio angolo ideale per una villeggiatura tranquilla ed esclusiva, mentre il dottor Carlo Vanzetti, amico dei Kurz, si faceva promotore delle cure elioterapiche e dei bagni in mare. 

Ma il soggiorno in una stazione balneare nuova, per giunta non ancora dotata di una precisa  identità territoriale e di un' autonomia amministrativa (Forte dei Marmi sarebbe divenuto comune nel 1914), poteva comportare qualche rischio.  La Pascucci così prosegue il suo racconto:


Ma prima dell'arrivo di Zurhelle ci capitò un'altra avventura nella casa di Forte dei Marmi. All'epoca quella piccola località balneare, che il mio consorte peraltro non aveva mai conosciuto, non era così frequentata e sicura come oggi, perciò feci mettere una catena alla porta. Ebbene, una sera sedevamo insieme sulla soglia di casa, come si usa fare in Italia d'estate. Improvvisamente vedemmo tre tipi loschi venire in gran fretta verso la casa. Io svelta misi il catenaccio prima che sopraggiungessero. Non erano neppure arrivati che si avventarono contro la porta con gran fracasso, decisi a entrare. Le provarono tutte, ma la catena resistette saldamente, e i tre si diedero precipitosamente alla fuga. Sapemmo poi che erano malviventi ricercati, perché dieci minuti dopo arrivarono tre poliziotti correndo a perdifiato e ci chiesero se avevamo per caso visto tre ceffi. Io risposi di sì e indicai ai guardiani della legge la direzione in cui i fuggiaschi si erano allontanati.


Nonostante questi incidenti, per fortuna risoltisi senza danni, la permanenza a Forte dei Marmi si protrasse sin quasi alla fine di settembre, allorché i coniugi Böcklin si trasferirono in una località dal clima ancora più mite quale San Terenzo di Lerici, dove sarebbero rimasti fino al periodo natalizio. Il soggiorno a Forte dei Marmi si rivelò estremamente salutare, al punto che i due coniugi si resero conto che per la salute di Arnold era necessario trascorrere periodi sempre più lunghi in Italia:


Restammo a Forte dei Marmi fino al 26 settembre. Poi andammo a San Terenzo e, con soddisfazione, notai che le condizioni del mio caro malato erano notevolmente migliorate. Aveva ricominciato (primo accenno di guarigione) a osservare la natura, a parlare d'arte, e anche, con mia ineffabile gioia, ad abbozzare piccoli schizzi. E così era indicata la via per cui forse egli avrebbe potuto riacquistare la sua salute. Egli doveva lasciare la fredda Zurigo, l'ambiente del "circolo del martedì" [associazione di artisti di Zurigo] e tornare nella soleggiata Italia.

A San Terenzo, passeggiando verso Lerici, Böcklin avrebbe scoperto un isolotto roccioso destinato a suscitare in lui una forte impressione «a causa della sua posizione», come racconta sempre la Pascucci. Probabilmente, per l'artista, quello scoglio concretizzava l'immagine ideale della Toteninsel.  Böcklin ne rimase talmente colpito da progettare di costruirvi una casa in cui andare a vivere: ma nel 1895 cambiò idea e acquistò la prestigiosa Villa Bellagio a Fiesole, dove dimorò fino alla morte. Già nel 1881, comunque, il pittore -nel corso di una villeggiatura a Viareggio-  era rimasto profondamente affascinato dalla vista della Gorgona, al punto di organizzare un'avventurosa gita nell'isola a bordo di una barca scoperta. Nel 1880, egli aveva realizzato le prime due versioni della Toteninsel, e già allora l''isola' si configura per lui come un'idea dominante, un punto di riferimento irrinunciabile che legherà per sempre il nome dell'artista al suo capolavoro.


I Böcklin sarebbero tornati a Forte dei Marmi altre due volte, nel 1895 e nel 1898, ma la moglie non ha lasciato descrizioni di questi due soggiorni: cosa che sicuramente avrebbe fatto, se il consorte avesse realizzato opere pittoriche significative nella cittadina versiliese. Consistenti tracce della sua presenza sono tuttavia individuabili nella figura di fauno tratteggiata probabilmente dal suo amico O. Kurz in quella che oggi è la Pensione "Villa Elena", e soprattutto nella decorazione della Villa Apuana, fatta costruire nel 1899 dalla famiglia Siemens e affrescata da Adolf von Hildebrand, seguace di  Böcklin e membro del "circolo del martedì" di Zurigo. La prima guerra mondiale escluse la presenza tedesca da Forte dei Marmi: i Siemens non poterono più tornare nella loro sontuosa residenza, e la villa Hildebrand venne acquistata più tardi da Curzio Malaparte. Ma la bellezza solare del Forte, l'impervia altezza delle Apuane, le fortunose avventure in mare, restano un momento imprescindibile nel percorso umano e artistico del grande pittore elvetico.