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VERONICA GAIDO




La visione del paesaggio nelle immagini di Veronica Gaido

a cura di Enrico Mattei


Il paesaggio nasce da una contemplazione sentimentale della natura. Il termine “paesaggio”, presuppone la visione di un panorama, di uno spazio delimitato dallo sguardo dell’uomo, di una parte di territorio sottratta alla totalità della natura, osservata da un punto determinato, che suscita particolari impressioni. Il paesaggio si forma dunque in seguito ad un atto di delimitazione ai nostri occhi della natura, un atto spirituale, una disposizione dello spirito, una percezione che differenzia il paesaggio dalla natura. C’è paesaggio quando c’è una compresenza di elementi che hanno tra loro una relazione. L’insieme degli elementi considerati forma un’unità, un’immagine univoca e fa sì che ci sia paesaggio. Rivolgere l’attenzione al paesaggio vuol dire vedere la molteplicità dei rapporti esistenti tra le cose. Il paesaggio non è qualcosa di dato o di definito, bensì una realtà in continuo mutamento, una mutevole totalità di relazioni. Esso è l’accadere di ciò che vi è compreso.

Anche nelle foto di Veronica Gaido, i paesaggi e le vedute sono dati dalla compresenza di elementi in continuo rapporto tra loro, non vi è la preminenza di un oggetto sugli altri nelle sue opere, ma ciò che conta è la singolarità di ciascuno e le relazioni che lo legano agli altri oggetti del paesaggio rappresentato. Nelle immagini di Veronica non esiste qualcosa di secondario, così come non esiste qualcosa di secondario nella natura, ma tutto è ugualmente necessario, ugualmente bello, perché qualsiasi fenomeno della natura può divenire un oggetto artistico e in qualsiasi oggetto naturale può essere rappresentata la creatività. La concezione che l’artista ha del paesaggio è una concezione che esula i limiti spaziali e temporali del mondo esteriore, il paesaggio di Veronica è una dimensione dello spirito, un ritaglio della natura generato dalla compenetrazione del mondo esteriore e del mondo interiore, pertanto, lo spazio e il tempo convenzionali valgono soltanto relativamente per esso. Passato, presente e futuro sono spesso compresenti contemporaneamente nelle foto dell’artista fondendosi in un'unica dimensione sovratemporale in cui spesso la stessa rappresentazione dello spazio corrisponde ad una raffigurazione del tempo.

L’universo di Veronica Gaido è un organismo vivo, dinamico, in continuo rapporto con l’animo dell’uomo; la contemplazione sentimentale del paesaggio è una condizione necessaria per la comprensione del dettaglio e del senso del territorio. Lo spettacolo della natura genera nell’animo dell’artista stati d’animo e sentimenti che vanno ben oltre la semplice contemplazione estetica di una natura sentita come altro da sé o come Eden perduto di un tempo passato, ma che danno vita a paesaggi in cui natura e mondo interiore dell’artista si confondono. Nel suo animo si instaura un sentimento di profonda empatia con gli elementi, tutti, come abbiamo visto, in relazione tra loro nella costituzione del paesaggio. Tale sentimento di empatia è una partecipazione mistica dell’artista alle diverse prospettive dei punti di vista; partecipazione sentimentale che permette appunto la relazione esistente tra il paesaggio e il suo mondo interiore.



Biografia dell’artista


Veronica Gaido, muove i primi passi nel mondo fotografico ancora adolescente, trasferendosi prima a Milano, dove studia all’Istituto Italiano di Fotografia e poi, nelle grandi metropoli per ampliare le sue esperienze.

Artista, ritrattista e fotografa di moda, Veronica collabora con i più importanti brand di moda e case editrici nazionali dai primi anni novanta che la portano a New York e Miami per le prime campagne pubblicitarie anche se, il suo occhio, va oltre dedicandosi al ritratto che la porta ad un lavoro di ricerca più intimistico.

Nel 2001 collabora con la Biennale di Venezia di Harald Szeemann per il Bunker Poetico di Marco Nereo Rotelli. Nell’agosto del 2002 esordisce con la sua prima mostra “Sabbie Mobili” presso Massimo Rebecchi a Forte dei Marmi curata da Maurizio Vanni.

Dopo l’esperienza fotografica, Veronica Gaido ha sentito l’esigenza di cambiare, di esplorare nuove prospettive utilizzando un “drone” per riprese aeree dedicandosi alla creazione del video della Fondazione Henraux e Henraux che presenterà alla Triennale di Milano nel 2012. Nello stesso anno, la fotografa fa parte della giuria Premio Fondazione Henraux, presieduta da Philippe Daverio, creando il progetto “Consapevolezza della Materia” che esporrà a Paris Photo.

Nel 2012 inizia un tour tra India, Bangladesh e Africa che darà luce al progetto “Atman” curata da Enrico Mattei e Roberto Mutti per iniziare una mostra itinerante che toccherà Pietrasanta, Milano, Londra, Parigi e New Delhi.



www.veronicagaido.com


www.airvideohd.com



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