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GIOVANNA NUVOLETTI. DAL POVEROMO A CAPALBIO


Intervista di Loretta Grazzini



































Quest’anno il Comune di Forte dei Marmi compie cento anni mentre uno dei suoi simboli, la Capannina, ottantacinque.

Cosa ne pensi di questi due festeggiamenti?

La bellezza e l’importanza storica della Capannina “di Franceschi” - del grande sogno di Franceschi - meritano festeggiamenti, rispetto e ringraziamenti di cuore per chi ha permesso a un grande sogno di continuare a persistere vivo reale e frizzante anche nei nostri tempi, così diversi dagli anni dell’origine. La Capannina è mille volte più di un locale, è storia e memoria, è passato ma anche futuro: il comune del Forte dimostra la sua lungimiranza, il suo potente sentimento delle proprie radici nel mettere le sue forze a disposizione di un simbolo che rappresenta fino in fondo il territorio dove è fiorito e dove continua a fruttificare. E aggiungo un grande grazie alla famiglia Guidi.

Possiamo dire che il tuo romanzo “Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più” racconta una parte di questi cento anni del Forte?

Sì, quello che citi è vero. Anzi, penso che la Capannina, con la sua perfezione architettonica, con la sua risonanza di echi quasi magici sappia dare un significato diverso anche a tempi di nichilismo e di apparente volgarità. Chiunque vi metta piede – a volte anche senza saperlo – entra in una speciale sintonia con la ricchezza culturale, con l’eleganza senza pari che sono nella nascita del nostro amato locale. La Capannina è un luogo della vita: non si limita a divertire e intrattenere ma insegna.


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