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LA VERSILIA DEI SENTIMENTI


di Stefano Pallanti


















L’antica origine della parola Versilia, che rimanda all’ “Acqua” è l’occasione per inanellare una serie di suggestioni e di ricordi in cui si intrecciano la biografia del Maestro Giacomo Puccini, il lago, il mare, la musica. Ciascuno ha nella propria memoria immagini che per il loro significato emozionale rimangono disponibili a essere utilizzate ad esempio per cancellare stati d’animo negativi o calare nel sonno quand’anche lo stato d’animo non sia sereno. Il mare, il lago e i loro suoni sono trasfigurazioni di queste rêverie che hanno sempre accompagnato, anche quando se ne dovette distaccare, il grande musicista lucchese.

La vicenda musicale, e il romanzo degli affetti di Puccini percorrono sentieri talvolta intricati, ma in una trama raffinata che si riflette nel racconto della mondanità versiliana, la storia della Capannina di Franceschi, la musica e i molti amori: quelli grandi e solenni e i piccoli amori estivi ed eterni. 




















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IL RITMO DELL’ESTATE

di Stefano Pallanti


Estate spesso un’occasione per cambiare ritmo. Oggi però piove, e perciò ascolto “Estate”, dalla stanza accanto le note precise che la rapida mano destra aracnodattila di Michel Petrucciani ci regala; note della malinconia, intermittenze,  tempi che ci assoggettano al suo ritmo, che, piano, piano,  si impone al nostro che soccombe.

Di fronte alla finestra che le incornicia le Apuane piu vicine dopo gli acquazzoni; e piu bianche azzurrignole del mare che si muove e cosi muove numerose cellule del nostro cervello che oscillano con una frequenza di scarica, in risposta ad una variazione di potenziale , i canali al sodio, i canali al potassio che ne regolano l’attività elettrofiosologica   Un mare di pensieri, per un attimo calmi, ma solo per quell’attimo.

A lungo abbiamo penasti che fossero le vibrazioni del nostro “animo” ed invece era il nostro cervello, ma è in fondo la stessa cosa.

L’esperienza vissuta umana è l’esperienza neuronali: i neuroni.

Tutto sommato i neuroni non sono meno poetici degli atomi della nostra esistenza.

Il nostro cervello è traversato da correnti oscillatori, il cui ritmo scandisce la nostra percezione del mondo e degli istanti interni. Sperimentatori hanno visto come stimolazione con correnti stazionarie, aumenti progressivamente, in un ampio intervallo, con l'ampiezza della corrente procurata.

Oltre a cellule che rispondono ripetitivamente a stimoli stazionari applicati ci  sono altre che possiedono attività ritmica spontanea (in altri animali sociali come ad esempio le cellule nervose delle lumache ed altri invertebrati, o  le cellule pacemaker del cuore). La ritmicità è considerata, proprietà delle cellule stesse potenziali d'azione dovuti ad attività autoritmica, preceduti da una lenta e graduale depolarizzazione della membrana, del tutto simile al prepotenziale riscontrato in cellule delle regioni pacemaker cardiache (cioè di quelle che si attivano autonomamente e danno il loro ritmo).

E anche questo salire e scendere disegna una onda:

Potenziali d'azione dopo completo isolamento di un neurone ha fornito la dimostrazione definitiva dell'attività autoritmica di certe cellule nervose.

Autoritmica vuol dire che loro, questi neuroni che sono i nostri generatori di ritmo, il ritmo non lo stabliscono in base agli stimoli esterni ma seguendo una loro spontanea energia.

Montano così a poco a poco anche le onde delle nostri affetti delle nostre emozioni dei nostri sentimenti

Il ritmo del nostro cervello è in costante oscillazione, ma noi non sempre (quasi mai) sappiamo come  dove esso, il nostro cervello stia navigano. A meno che non cerchiamo di ascoltarci ma per questo si deve ricorrere ad alcune tecniche di autoascolto: la meditazione. E cosi noi andiamo avanti nell’estate che stenta piano come su di un cavallo che conosciamo poco e che procede sgroppando ogni tanto o inarcando anche lui un onda: quella della sua groppa.

Ma  sono queste sue attività oscillatorie che scandiscono i tempi, e le distanze delle cose; più interne? ecco riemergere lievi i ricordi: piu  profonde : un archetipo, un immagine idealizzata.

Guardiamo fuori per sentirci dentro  e ascoltiamo il fuori, per vederci dentro; ed il mare traduce perfettamente quel desiderio di libertà dai vincoli ordinari , quel sentimento di fuga che tutti coloro che riescono a guardare al mare sperimentano

E come nelle note scandite da Michel Petrucciani sono le pause il momento più denso di significato.