STUPENDA TOSCANA


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LA RAGAZZA CON IL VESTITO CELESTE


di Alessio “Pibe” Lini















2 agosto 1974, qui a fi anco della mia tenda del bagno Sud Est, Mina sta canticchiando al giornalista Sandro Mayer un medley a cappella di “Amor mio” e “Insieme”.

Stasera farà un doppio concerto, alla Bussola prima e alla Capannina poi.

Forse andrò ad entrambi se, fi nalmente, la ragazza con il vestito celeste del bagno Costanza accetterà l’invito.

Lei arriva al mare e pare una visione, ogni mattina, verso le dieci, leggera come le onde; continuo a non capire come possa lasciare le impronte impresse sulla sabbia. Mi sono avvicinato, le ho parlato, le ho chiesto di uscire questa sera.

Mina le piace, ha detto, ed io spero che questa voce di sirena porti la mia personale sirena fi no a me.

Il prossimo anno, in questo stesso giorno, si sposeranno i miei genitori; loro non lo sanno ancora perché si conoscono da pochi mesi. Loro non sanno che saranno moltissime le estati che trascorreranno qui. Li vedo che passeggiano, con gli angoli degli occhi sorridenti, mentre guardano le case, protette dalle siepi, sotto i grandi ombrelli dei pini marittimi. C’è odore di resina, riscaldata dal calore della sera, il mare respira e loro fantasticano su quale casa vorrebbero.

Sembra un sogno lontano, neppure loro ci credono fi no in fondo, non sanno che accadrà, che le loro estati da genitori saranno qui, che porteranno un fi glio e poi una fi glia sulla Giulietta con i fi nestrini abbassati, che la loro fi glia porterà le sue fi glie.

Passeggiano, inebetiti dal loro amore, fantasticano e canticchiano in stereo la stessa canzone, come nella vita.

2 agosto 1994, ci sono io adesso, con la testa coperta di riccioli e adosso una gran voglia di ballare. È l’estate degli 883, di Laura Pausini, di “The rhythm of the night” in una discoteca con due cigni neri all’ingresso.

Sono anni spensierati e ho solo voglia di dimenticarmi gli esami e i libri, di pedalare e ballare. Forse manca a me, come a tutti i miei coetanei, quella posata serietà che avevano i miei genitori alla mia età, ma i sogni non mancano, li tengo solo più nascosti, perché non si sappia in giro che sono un romantico, perché i sogni talvolta vanno custoditi e protetti dal frastuono e, soprattutto, dal cinismo, che li contamina e soffoca.

Quando sono forti, come una pianta cresciuta, possono esser guardati.

Così si ballava, si faceva l’alba, si incrociava il profumo di pane del mattino, rincasando.

2 agosto 2014, che ancora deve venire, è una promessa d’estate.

Il festival di Sanremo ha regalato ben poco alla stagione calda ma Avicii, con il suo folk elettronico, sta facendo ballare tutta la Versilia mentre Marco Ligabue irrompe con la sua “Ti porterò lontano” nei sogni di rinascita di un’Italia che avrà perso il benessere, ma non la magia creativa fatta di sveglie all’alba e la capacità di vedere le cose e sognarle prima degli altri. Questo hanno fatto i miei genitori, sono stati pre-sognatori, hanno visto per la prima volta e non hanno

smesso di farlo, “Insieme”, come cantava Mina.

Davvero, di Forte dei Marmi, ora mi piace vivere il silenzio.

Silenzio, silenzio, silenzio come sinonimo di pace e contemplazione. Tutto il contrario della noia.

Ecco cosa rincorro quando sono qui.

Romanticismo, passione, lentezza.

Questa è la mia Parigi sul mare.

Inseguo, così, tutto ciò che è complementare della confusione, del carnevale, del caos.

Voglio solo che ogni giorno lasci traccia di sé nel giorno seguente, silenziosa e impercettibile.

Perché, come diceva Shakespeare, il resto è silenzio.



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