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ORESTE RUGGERO


Intervista a Oreste Ruggero


Architetto Ruggiero, è una lunga consuetudine quella con Francesco Tagliente, oggi Prefetto di Pisa.

Si, Firenze, Roma ed ora Pisa. E non è un’esigenza di segnare il territorio, ma di rendere una sorta di omaggio, devo dire con l’orgoglio del fare ma anche con umiltà, alle realtà specifiche di quei luoghi. Le mie conversazioni con Francesco Tagliente, talvolta anche discussioni su alcune interpretazioni e soluzioni, si traducono in opere artistiche, questo è l’intento, ma io non rinnego né dimentico di essere architetto ed il valore che comunica il territorio, il paesaggio e la sua identità.

I maestri del medioevo e del rinascimento ce lo ricordano attraverso l’importanza dei paesaggi di sfondo dei personaggi ritratti. Leonardo, anche se i paesaggi delle sue opere sono considerati ideali, ne è un validissimo esempio; ancor più quando vi rinuncia, come nel San Giovanni Battista, la sua ultima opera, e realizza uno sfondo completamente nero come una resa o un monito. Chissà perché, forse proprio perché fu la sua ultima opera… Sto divagando, in fondo  però sono anche questi i temi che affronto con Francesco Tagliente e qui a Pisa si è aggiunto un valore in più, e qui la parola valore ha un suo significato, ed è la collaborazione con Mauro del Corso; ecco forse lui saprebbe dare una spiegazione del “non paesaggio” nel San Giovanni Battista di Leonardo.


Skyline: profilo, orizzonte, perché questa scelta?

Sono affascinato dal tridimensionale; nel rinascimento la prospettiva (anche se era nota già) fu una rivoluzione, oggi poi col computer basta pigiare il classico bottone ed il piano bidimensionale diventa volume; ma ciò che genera il tutto è la linea. Ed a me piacciono le origini delle cose, le radici, mi affascina vedere un volume ma cerco sempre d’individuare la linea che l’ha generato, quasi sempre attraverso un piano che si muove nello spazio.

Sarò forse attratto dall’antica cultura egizia, seguendo le orme di Cosimo de’ Medici, ma ammiro estasiato la compiutezza che quelle immagini, considerate piatte, riuscivano a comunicare. Nella pittura egizia vi sono immagini di volti femminili di rara bellezza, senza fare riferimento ai più recenti dipinti di Modigliani, che non sono certo a tutto tondo, ma che hanno alla loro base la linea ed il piano. Ecco, lo skyline è come un condensato, una sorta di essicazione di varie rotondità, ma se si riescono a mantenere nella sintesi: sapore, fragranza, colore, odore, mito, simbolo, anzi accentuarli, allora…


Suggestiva la location: una loggia nel giardino dello storico Palazzo. Sembra restituire al complesso il fascino del famoso “Giardino delle delizie” di stampo mediceo, con porticati che si aprivano sulla vegetazione lussureggiante, mentre loggiati e gallerie coperte univano il palazzo all’eden del verde: un microcosmo nel quale il giardino dialogava con l’architettura e ne condivideva le leggi compositive. Così lo spazio a verde si arricchiva di forme geometriche più o meno complesse con ornamenti alla rustica, grotte con statue e fontane murali. Fascino nella ricostruzione, ma anche qualche difficoltà?

Questa domanda, dotta e compiuta, comprende già in sé una risposta che alcuni testi di storia dell’arte, cosiddetti tradizionali (parola peraltro bellissima che non merita di essere degenerata) dovrebbero contenere.

Sì, forse l’opera di Pisa, non solo perché è l’ultima di questo genere, ma proprio perché dialoga con il giardino è quella che mi ha dato maggiore soddisfazione creativa e ritengo opportuno ricordare che il restauro del giardino all’italiana, antistante la loggia che ospita Pisa Skyline, è opera dell’Associazione Amici dei Musei il cui presidente è Mauro del Corso.

Circa il valore del rapporto fra giardino e costruito, mi è dispiaciuto molto, addirittura ferito, ad un convegno sul paesaggio ascoltare un relatore, architetto, sostenere e incentivare la divisione fra architetti del paesaggio e architetti delle costruzioni. Ma non è così, è l’errore tragico della distinzione negli anni ‘50 fra architetti urbanisti e architetti compositivi che ha generato le attuali periferie: bel danno!

Un architetto è tale se sa gestire il volume, il costruito e il vuoto, l’area circostante, generando così lo spazio e così esaltare anche l’arte. Altrimenti è inutile che ci parlino e ci facciano studiare (male) Leon Battista Alberti, Michelangelo, Bernini…, e per non guardare solo al lontano passato Frank lloyd Wright e la sua architettura organica, ormai dimenticata. Come lei sintetizza  l’architettura è armonia e dialogo fra interno ed esterno.

Nel Rinascimento poi al giardino attribuivano, in taluni casi, anche un valore di unione fra microcosmo e macrocosmo. E’ di esempio il giardino del palazzo dei Medici a Firenze che al centro non aveva, come si ritiene, il Davide di Donatello, ma Ermete di Donatello, posto al proprio al centro come un’antenna, con un significato molto diverso attribuito a quel soggetto…

La cosa che mi ha appassionato nella realizzazione presso la Prefettura di Pisa è che il vetro, grazie alla disponibilità e all’entusiasmo col quale coinvolge e si fa coinvolgere Vito Vitarelli dell’omonima azienda, è diventato l’elemento architettonico per la separazione-collegamento fra la loggia ed il giardino. Le modalità di ancoraggio delle vetrate, nel rispetto delle murature storiche esistenti e l’elemento artistico nella rappresentazione scultorea a più starti di vetro della Kinzica, l’eroina di Pisa, costituiscono una sperimentazione. Ecco la difficoltà: il dialogo fra il preesistente e il contemporaneo; ma è sempre esistita, ciò che oggi giudichiamo storico ed intoccabile, quasi sempre è frutto di un’armoniosa stratificazione d’interventi, di storia e di storie.


Com’è riuscito a condensare in un'unica opera la summa straordinaria del patrimonio artistico e storico della città?

Se vi sono riuscito è grazie al grande valore simbolico contenuto in profondità nel patrimonio artistico di Pisa.  Ogni opera d’arte, affinché sia tale, ha un valore simbolico voluto dal suo ideatore o frutto, inconsciamente, della somma o stratificazione di valori simbolici. Nel tempo il simbolo può essere celato, assumere un altro significato e diventare soltanto immagine, segno.  Indagando esso riemerge in superficie con tutta la sua forza ed allora è emozionante, sembra di essere presenti al momento dell’atto creativo dei vari artisti, costruttori, architetti, committenti illuminati (una definizione che spesso adotto nei confronti di Francesco Tagliente e ahimè per pochi altri), è come essere dentro una macchina del tempo. Forse è solo una mia sensazione, ma la scoperta, forse presunta, di quei valori la percepisco come “non solitudine”, non voci ma comunicazione , messaggio e stimolo alla creatività.

 

Anche i materiali, suppongo, hanno una loro ragion d'essere.

Ogni linguaggio sia nell’arte che nell’architettura deve la sua esplosione in gran parte all’evoluzione della tecnica ed alla trasformazione della materia. Mi piace sperimentare nuovi materiali nelle mie opere, così come negli Syline: a Firenze il legno…, percepivo idealmente  l’odore del noce e del cipresso dei cassettoni e degli arredi; a Roma l’acciaio con incise molte parole…, può sembrare una contraddizione l’antico della città eterna con un materiale così moderno, ma quella lucentezza abbacinante è stato il mio modo d’interpretare la storia di quella città; infine Pisa…, la pietra delle sue opere monumentali che si è smaterializzata ed è diventata leggera, aerea come un cristallo. Pochi artisti vi sono riusciti: Piero della Francesca in pittura e Brancusi nella scultura, ma i maestri medioevali di Pisa vi riuscirono molto prima nella massima espressione dell’uomo: architettura e arte.

In Pisa Skyline la pietra in parte è reale, lavica, in parte è un’emulazione stratificata su legno, una tecnica che la grande falegnameria Goti, nonostante i suoi processi semindustriali, mi ha consentito di  lavorare anche manualmente. E’ soltanto attraverso il contatto diretto con la materia che questa si esprime e diventa materia viva; lo suggerisco sempre ai giovani architetti ed artisti che, prima del mouse, dovrebbero percepire il contatto della matita nella mano e il  fruscio del suo scorrere sul foglio.

Lei pensi agli scalpellini delle cattedrali sotto le logge mentre eseguivano il loro lavoro, anche i cittadini potevano essere a contatto della materia e della sua evoluzione, così nelle botteghe degli artisti medioevali e rinascimentali poste sulle strade; non intendo fare raffronti con l’opera di Pisa, ma la partecipazione di tante aziende e realtà che non ho citato, lo spirito di collaborazione del personale della Prefettura ha fatto in modo di rivivere un po’ quell’antico spirito di appartenenza e collegialità d’intenti, e questo è stato, è bellissimo.







 

Il saluto di Kinzica

Lo skyline - I contrafforti

Lo skyline - Le acque dell’Arno

Pisa - Skyline

Progetto

Pisa - Particolare luminoso