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ROBERTO ZANON


Roberto Zanon è laureato in architettura presso lo IUAV di Venezia e si è diplomato maestro orafo presso l’Istituto Selvatico di Padova. Ha insegnato nelle Università di Firenze, Padova, Venezia ed è professore di Design all’Accademia di Belle Arti di Venezia. È stato visiting professor presso alcune Università asiatiche, europee e sudamericane. Ha pubblicato una serie di libri sul progetto e scrive di design per alcune riviste italiane ed estere. Da alcuni anni focalizza il suo interesse e le sue sperimentazioni sul progetto nell’ambito del gioiello contemporaneo di ricerca. Sito web: www.robertozanon.it





Il gioiello funzionale

di Roberto Zanon






















Una funzione primaria del gioiello è la comunicazione; l’uomo da sempre ha desiderato comunicare il proprio status agli altri. Parallelamente l’altra importante funzione del gioiello è stata, e continua ad essere, difendere il nostro corpo contro il nemico fisico e spirituale, un’imposizione che avviene fin dalla più piccola età. La funzione apotropaica quindi, riconoscibile fin dai reperti posti accanto ai resti umani più antichi. Oltre che la propria posizione, l’uomo può comunicare anche il proprio pensiero attraverso il gioiello e ne è esempio il lavoro di molti artisti orafi che si sono cimentati alla piccola scala dell'oggetto per continuare a trasmettere le proprie immaginazioni artistiche.

Per molti progettisti di gioielli esiste una funzionalità interpretata non tanto dal punto di vista fisico ma spirituale, poiché c'è la coscienza che, nella maggioranza dei casi, indossare un bracciale o un anello è comunque un impedimento. Però la storia del gioiello è pervasa da oggetti il cui apparente valore decorativo maschera o si sovrappone ad un aspetto funzionale.

Un esempio antico è lo spillone utile per fissare pelli e tessuti al corpo ma anche per trattenere i capelli. Anticamente era realizzato in avorio, osso, legno, bronzo, argento e poi in metallo: lungo fino ad una dozzina di centimetri, ha un'estremità appuntita, per infilarlo, e l'altra estremità terminante nella capocchia, un rigonfiamento, per impedirgli di sfilarsi.

Successiva, ma di derivazione dallo spillone, è la fibula, in archeologia la spilla di sicurezza, di bronzo, di ferro, di metallo prezioso, molto frequente fra i materiali di scavo, formata dalla vera e propria spilla (ardiglione) e da un corpo protettivo (arco) che le teneva ferme alla stoffa. La fibula, utilizzata inizialmente per assicurare le vesti sulle spalle e alla vita, ha trovato, nel tempo, diverse declinazioni per altre parti dell'abbigliamento e del corpo: per i capelli, il mantello, la cravatta, il colletto, i polsini, la sciarpa fino ad evolvere nel concetto contemporaneo di spilla nel quale l'oggetto persiste per il solo suo valore decorativo. La spilla di sicurezza che attualmente conosciamo, pur di evidente derivazione dalla fibula, è in realtà frutto di un brevetto ad opera di Walter Hunt del 1849, che arrivò alla definizione dell'oggetto piegando casualmente un pezzo di metallo. Da notare che sul concetto della spilla di sicurezza, ovvero della molla e del fissaggio dell'ago (o ardiglione) sulla staffa, si basano la maggior parte dei puntali usati per fissare le spille nei gioielli contemporanei. 

Molti altri poi sono gli esempi che si possono fare quando si focalizza l'attenzione sull'intersezione tra uso e decoro. Antichissimo l'impiego, già dall'epoca Egizia, dell'anello-sigillo. L’anello recava sul castone il segno distintivo del suo proprietario che se ne serviva per apporre la sua firma con un´impronta sulle tavolette di cera abitualmente usate per la scrittura. Dal Medio Evo in poi ha trovato regolare utilizzo da parte di nobili e sovrani per imprimere il sigillo di chiusura e di convalida di bolle e di editti. Famoso è l'anello del pescatore o piscatorio che fa parte ufficialmente delle insegne del papa.

L'anello contenitore, per il veleno o per i medicinali, con un serbatoio nel castone che funge da piccolo recipiente è un'altra tipologia di gioiello che possiede contemporaneamente l'effetto decorativo affiancato da una funzionalità. L'uso di tale anello pervenne dalla civiltà orientale o ellenistica e fu largamente adottato nella civiltà romana.

Il pomander, ampolla - pendente per contenere miscele di sostanze aromatiche è un altro ornamento con caratteristiche funzionali. Tipicamente medievale, probabilmente indossato per necessità più che per la bellezza, il pomander, dal francese pomme d'ambre, cioè mela d'ambra, è un contenitore di profumi, quali l'ambra grigia (da cui il nome), il muschio, lo zibetto. Inizialmente usato anche come porta ricordi, il pomander è stato indossato come protezione contro l'infezione in periodi di pestilenza o semplicemente come un oggetto utile alla modifica dei cattivi odori.

Oggetto funzionale e decorativo per eccellenza nella storia dell'oreficeria è la châteline, la cintura, già in uso dal XVI secolo, alla quale erano appese una serie di catenelle sospese con un uso specifico: forbici, ditale, orologio, chiavi, sigilli, astucci, pomander, puntaspilli, temperini, nastri per misurare e altri utensili per uso domestico quotidiano. Entrate in uso in Inghilterra nel XVII secolo, sono state molto popolari nei secoli XVIII e XIX, poiché erano un'alternativa versatile ed ornamentale all'impiego delle tasche che appaiono anche nell'abito femminile a partire dalla seconda metà del sec XVIII.

Altro accessorio che appartiene all'ambito del gioiello e che vedrà un particolare sviluppo nel 1700 è la fibbia, usata inizialmente per chiudere le scarpe (in sostituzione dei lacci) e i pantaloni, troverà poi impiego anche in collari o braccialetti. Realizzate con una vasta gamma di materiali, dall'argento all'acciaio, erano anche cesellate e decorate con pietre preziose e con dimensioni inizialmente contenute che poi sono diventate "ingombranti". Divenute oggetto di largo impiego, sempre nel secolo XVIII, i vari modelli e materiali con i quali erano costruite indicavano il rango o la condizione sociale.

Altro ornamento che, appartenente alla tradizione, può considerarsi funzionale è il rosario, talvolta usato in veste di collana e, più specificatamente, in forma di anello. L'uso della corona risale alla fine del XIII secolo, ma la vasta diffusione di questo oggetto è connesso alla fondazione, a partire dal XV secolo, delle confraternite del Rosario. Oggetti simili al rosario sono rintracciabili in varie religioni: nell'induismo, nel buddhismo, nell'islam, nell'oriente e nella chiesa latina. Ci sono poi oggetti funzionali - decorativi che hanno riscattato il proprio valore in un'autonoma identità tipologica quali: gli occhiali, il fermacapelli, l'orologio e il bottone.

Pur essendo una tipologia con una storia specifica, del fermacapelli è interessante, segnalare la sua declinazione prettamente funzionale in "forcina". Un oggetto che trova origine nell'Inghilterra del XVI secolo e che arriverà ad una definizione industriale attorno agli anni Venti del Novecento, quando, parallelamente ad un impiego nelle acconciature di moda del tempo, anche le tecnologie di lavorazione del metallo ne permisero una produzione industrializzata.

Da questo excursus storico si comprende come il gioiello funzionale abbia seguito i mutamenti della società in linea con le variate necessità, gli usi e i costumi e anche in base all'evoluzione tecnologica che apre nuove prospettive, possibilità e anche nuovi bisogni.